Welfare comunitario e partecipazione: tre progetti accompagnati da Eubios
Il welfare comunitario rappresenta oggi una delle risposte più concrete alla crisi dei modelli di assistenza tradizionali, sempre più sotto pressione a causa di risorse pubbliche limitate e bisogni sociali crescenti e diversificati. Questo approccio al welfare, mette al centro la comunità: cittadini, enti locali, terzo settore e imprese diventano protagonisti attivi nella costruzione del benessere collettivo. In Eubios lavoriamo secondo questa logica, accompagnando enti pubblici e amministrazioni locali in percorsi di partecipazione capaci di trasformare bisogni sociali in progetti condivisi.

Il welfare comunitario, si fonda su alcuni principi che in Eubios consideriamo imprescindibili in ogni percorso partecipativo che progettiamo. Il primo è la corresponsabilità: nessun attore, da solo, può rispondere ai bisogni complessi di un territorio. Per questo i percorsi che costruiamo mettono sempre allo stesso tavolo professionisti, istituzioni, associazioni e cittadini, in un dialogo che richiede una facilitazione competente per non trasformarsi in un semplice susseguirsi di rivendicazioni, ma in un vero processo generativo. Il secondo principio è la prossimità: il welfare comunitario funziona quando le soluzioni nascono vicino ai bisogni reali delle persone. È per questo che i nostri percorsi partecipativi si svolgono sempre a diretto contatto con i territori, dentro le case della comunità, nelle piazze, nei centri di aggregazione. Il terzo è l’attivazione del capitale sociale già presente: prima di immaginare nuovi strumenti, un buon percorso di partecipazione deve saper riconoscere e valorizzare le reti informali, le competenze sociali, le associazioni già attive su un territorio. La facilitazione, in questo senso, diventa lo strumento che permette di far emergere risorse che altrimenti resterebbero invisibili.

Con l’Azienda USL di Reggio Emilia, Eubios ha accompagnato la trasformazione di tre Case della Salute in Case della Comunità a Puianello, Castellarano e Rubiera; a Calcinara abbiamo e coordinato #SPAZINCOMUNE, programma dedicato al contrasto del disagio giovanile e alla rigenerazione degli spazi pubblici della frazione di Fornacette; il Comune di Gualtieri ha attivato Youth Council, percorso che ha portato alla nascita della Consulta giovanile comunale. Contesti diversi, ma la stessa regia partecipativa a tenerli insieme.
In tutti e tre i casi la facilitazione ha dovuto adattarsi a target e situazioni molto diversi tra loro. Nelle Case della Comunità, incontri formativi per operatori sanitari e volontari si sono affiancati a laboratori come il World Café di Rubiera, pensato per coinvolgere associazioni e cittadini meno abituati a dialogare con le strutture sociosanitarie. Con Youth Council la facilitazione ha dovuto parlare il linguaggio delle nuove generazioni attraverso focus group e laboratori partecipativi. A Calcinaia, dove il punto di partenza era un disagio giovanile, la facilitazione ha richiesto un approccio ancora più graduale: prima l’ascolto e la mappatura dei bisogni, poi laboratori esperienziali capaci di coinvolgere anche adolescenti a rischio di marginalità, fino ad attività di animazione territoriale e riappropriazione creativa degli spazi pubblici, come il murales e il laboratorio di fumetti realizzati a Fornacette.
Il filo conduttore è la co-progettazione degli spazi e delle regole condivise. La partecipazione quindi non si è fermata all’ascolto, ma si è tradotta in strumenti concreti di governance condivisa
I nostri percorsi relativi alla tematica del welfare comunitario, pur diversi per target e contesto, condividono alcuni apprendimenti che riteniamo utili per chi, in Eubios come in altre organizzazioni, si occupa di progettazione partecipata nell’ambito del welfare comunitario.
Il primo riguarda i tempi: costruire fiducia tra attori diversi (pensiamo al rapporto tra operatori sanitari e cittadini, o tra amministrazione e giovani) richiede tempi più lunghi rispetto a un intervento tradizionale. La partecipazione autentica non è mai immediata: va coltivata attraverso più fasi, dall’ascolto iniziale fino alla co-progettazione vera e propria. Il secondo insegnamento riguarda la necessità di differenziare gli strumenti di facilitazione in base al target. Con professionisti e tecnici funzionano bene momenti formativi strutturati; con cittadini e associazioni meno abituati a certi linguaggi istituzionali servono invece metodologie più aperte, come il World Café o i laboratori esperienziali; con i giovani, infine, strumenti ludico-esperienziali come il Lego Serious Play si sono rivelati particolarmente efficaci nel favorire un coinvolgimento autentico. Il terzo apprendimento riguarda il ruolo della facilitazione come competenza trasversale, non accessoria:che tenga insieme voci diverse, gestisca i conflitti e restituisca valore a ogni contributo.
Se lavori in un ente pubblico o in un’organizzazione che vuole avviare un percorso di welfare comunitario sul proprio territorio, contattaci: possiamo aiutarti a progettare un percorso partecipativo su misura per i tuoi bisogni specifici.








