Il metodo dell’assenso: uno strumento di facilitazione per la partecipazione
Chi si occupa di facilitazione e partecipazione sa quanto sia delicato il momento in cui un gruppo deve prendere una decisione condivisa. Spesso si ricorre al metodo della maggioranza, riconosciuto come “il” metodo democratico per eccellenza — ma che, per quanto legittimo, lascia spesso strascichi e conflitti tra chi si è trovato in minoranza. Per questo motivo, in molti percorsi di partecipazione si stanno affermando metodi decisionali alternativi, tra cui l’assenso.
Il metodo dell’assenso è un processo decisionale tipico della sociocrazia, ed è uno dei metodi che, in Eubios, integriamo nei nostri percorsi di facilitazione. A differenza del consenso classico — dove serve l’accordo di tutti o della maggioranza — l’assenso permette di prendere una decisione semplicemente quando nessuno vede un motivo oggettivo e concreto per cui la proposta danneggerebbe il gruppo o il progetto.
Il principio guida è: “sufficientemente buono per adesso, abbastanza sicuro da provare”. Invece di cercare la perfezione, il gruppo approva una proposta se non emergono obiezioni serie. È un metodo pensato per decidere senza bloccare il processo di partecipazione in cerca dell’unanimità entusiasta.

Il processo dell’assenso si sviluppa tipicamente in quattro passaggi, guidati da chi si occupa di facilitazione:
- Presentazione della proposta – qualcuno espone il problema e la soluzione proposta
- Giro di domande di chiarimento – si comprende bene la proposta prima di reagire
- Giro di reazioni rapide – si raccolgono impressioni, e chi ha proposto può modificare
- Giro di assenso/obiezioni – ognuno dice se acconsente o obietta; le obiezioni devono essere oggettive, basate sul presente (non su scenari ipotetici) e riguardare rischi concreti per il gruppo
Un elemento chiave del metodo è il margine di tolleranza: all’interno di un gruppo non saremmo in grado di decidere se ogni persona insistesse per ottenere come finale la propria opzione. L’assenso ci chiede quindi di ampliare lo sguardo, includendo anche soluzioni che rientrano nel nostro margine di tolleranza, anche se non sono la nostra prima scelta.
Quando invece emergono obiezioni forti, la proposta va ridiscussa. Ma qui sta il punto più interessante del metodo: un’obiezione non è un ostacolo, è un’opportunità. Il gruppo ascolta, cerca di comprendere la preoccupazione che la genera e ne esplora le possibilità di integrazione, per migliorare la proposta e perseguire con più efficacia lo scopo comune. La domanda guida non è “come blocchiamo questa proposta?” ma “come possiamo renderla sufficientemente sicura senza fermare il processo?”.
Avere uno scopo condiviso forte aiuta molto in questo passaggio: permette di accogliere le obiezioni, ripensarle in modo creativo e integrarle in una nuova proposta.
Questo modo di gestire le obiezioni porta con sé alcuni benefici che vanno oltre la singola decisione: ascoltiamo ed integriamo informazioni preziose, cambiando il punto di vista, alleniamo la creatività per superare l’obiezione e integrare la proposta, aiutiamo i membri del gruppo a conoscersi ed apprezzarsi, rassicuriamo i componenti sul fatto che ciascuna idea è benvenuta.
In altre parole, l’assenso lavora anche sulle dinamiche di gruppo, non solo sul cosa si decide ma sul come si sta insieme mentre si decide: un aspetto centrale in ogni percorso di facilitazione che punti a una partecipazione autentica.

Il metodo dell’assenso non va abbracciato in toto: non tutte le decisioni sono uguali, ed è compito di chi si occupa di facilitazione calibrare quali temi si prestano a questa modalità e quali richiedono invece altri approcci. È qui che entra in gioco il valore della facilitazione : leggere il contesto e scegliere lo strumento giusto per il momento giusto del percorso.
C’è poi un aspetto che, nella nostra esperienza in Eubios, è centrale: lo scopo di un percorso partecipativo non è sempre — e non deve necessariamente essere — arrivare a una scelta finale univoca. Spesso, soprattutto nelle fasi preliminari di un processo, ci troviamo alla conclusione di un percorso con più scenari possibili ancora aperti sul tavolo. E va bene così: quando le scelte definitive non sono ancora state prese, lasciare più opzioni aperte non è un’indecisione, ma un margine di manovra prezioso, che permette al gruppo di entrare a patti con la realtà man mano che questa si chiarisce.
In questo senso, l’assenso si presta bene proprio alle fasi in cui non serve chiudere subito su un’unica direzione, ma serve piuttosto costruire un terreno comune sufficientemente solido su cui continuare a camminare insieme. Parlare di assenso, in fondo, significa anche riscrivere la cornice più ampia entro cui un gruppo decide, e trasmettere una nuova cultura decisionale all’interno dei percorsi di partecipazione.
Se pensi che il metodo dell’assenso possa portare valore ai tuoi processi decisionali — che tu stia costruendo una community, guidando un team o coordinando un progetto collettivo — contattaci: in Eubios possiamo aiutarti a portare l’assenso, e più in generale gli strumenti di facilitazione, nei tuoi percorsi di partecipazione.




