Mobilità lenta: quando le strade si progettano con chi le attraversa
Le strade e gli spazi pubblici non sono neutri: riflettono le priorità di chi le progetta. Per anni si è dato per scontato che la priorità dovesse essere l’auto, questo ha creato una serie di complessità: secondarietà degli altri mezzi di spostamento (bici, mezzi pubblici, spostamenti a piedi) andando ad aumentare disservizi e insicurezza stradale. Questo scenario è poi accusato dalle persone più vulnerabili: bambini che vanno a scuola a piedi, gli anziani che escono a fare una passeggiata, le persone con disabilità che affrontano ogni uscita come un percorso a ostacoli, i ciclisti che ogni giorno scelgono di non usare l’auto ma rischiano di farlo in condizioni di scarsa sicurezza. Ripensare la mobilità significa quindi ripensare a chi appartengono le strade e gli spazi pubblici.

Affrontare il tema della mobilità lenta con un processo di progettazione partecipata è una scelta strategica ed efficace. Perché alla visione tecnica si aggiunge la prospettiva di chi abita e attraversa quotidianamente il territorio, questo talvolta porta addirittura a rivedere in modo considerevole i piani iniziali. Ancora meglio, quando le possibilità di azione sono effettivamente ampie e varie è possibile evidenziare un nuovo approccio e una nuova visione del territorio. Inoltre, quando ascoltiamo e incontriamo la prospettiva di cittadine e cittadini, possiamo venire a conoscere alcuni elementi puntuali: un marciapiede interrotto, una salita non accessibile a chi ha difficoltà motorie, un incrocio pericoloso all’uscita da scuola. Questa conoscenza diffusa, tacita, quotidiana, è una risorsa progettuale straordinaria da raccogliere e tradurre in indirizzi concreti per le amministrazioni.
C’è poi una ragione di efficacia a lungo termine: le proposte nate dalla partecipazione hanno una validità sociale che si costruisce durante il percorso e si rafforza nella sua attuazione, riducono il rischio di interventi che non corrispondono ai bisogni reali o ai desideri e spesso individuano soluzioni ad alto impatto che una pianificazione solo tecnica non avrebbe necessariamente preso in considerazione. Non da ultimo, il processo stesso genera comunità: le persone che hanno camminato insieme lungo una strada, che hanno discusso attorno a una mappa, che hanno immaginato come potrebbe essere il loro quartiere tra dieci anni, diventano cittadini più consapevoli e più capaci di prendersi cura del proprio territorio.

Per noi di Eubios ogni contesto richiede un mix di strumenti scelto in base alle sue specificità, ma ci sono alcuni approcci che pensiamo essere efficaci trasversalmente. I laboratori pubblici di co-progettazione permettono di lavorare insieme su mappe e scenari, trasformando l’esperienza vissuta in indicazioni progettuali. I questionari online allargano la platea di chi può contribuire, raggiungendo chi non partecipa agli incontri in presenza. Le mappe partecipative, anche digitali, consentono di georeferire con precisione problemi, opportunità e proposte di tracciato, o raccontare la storia di un luogo, producendo un output immediatamente utilizzabile dai tecnici. A questi si affiancano momenti più informali e creativi: passeggiate di quartiere, focus group, laboratori con le scuole.
È quello che è successo, ad esempio, con Planning by Bike, il percorso realizzato con l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana: le proposte emerse dai laboratori sono state trasmesse all’Ufficio di Piano e integrate negli elaborati del PUG. O con le Ciclovie del Bacino del Tanaro, dove la co-progettazione partecipata con 36 comuni delle province di Alessandria e Asti ha prodotto uno schema di tracciati elaborato sulla base delle indicazioni della cittadinanza, in coerenza con le grandi direttrici cicloviari nazionali ed europee. O ancora con TresignAMO!!!, a Tresignana, in provincia di Ferrara, dove studenti e Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze hanno co-progettato interventi di urbanismo tattico per rendere più sicuri e accoglienti gli spazi attorno alle scuole.
La mobilità lenta tocca mondi diversi e spesso poco abituati a dialogare tra loro: amministrazioni comunali, uffici di piano, istituti scolastici, famiglie, associazioni sportive, operatori turistici, commercianti, gruppi informali di ciclisti. Ognuno porta una prospettiva parziale ma preziosa. Fare leva sulle interazioni tra questi soggetti e sulle loro rappresentazioni del territorio è la premessa per costruire visioni condivise del futuro.
Il risultato di un percorso partecipativo è un contributo strutturato che entra nei processi decisionali: una scelta di qualità della vita, degli spazi, delle relazioni. Progettarla assieme alle persone che vivono un territorio è il modo migliore per assicurarsi che funzioni davvero, per tutte. Se stai pensando a come affrontare il tema della partecipazione e della mobilità lenta nel tuo territorio — che si tratti di un piano urbanistico, di nuovi tracciati ciclabili o di spazi scolastici da ripensare — il team di Eubios è a disposizione per parlarne.
Contattaci per raccontarci il tuo contesto e scoprire come possiamo lavorare insieme!
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