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24.08.20266 Minuti

In avvio il percorso partecipativo per il masterplan dell’ex caserma Plozner Mentil

Eubios è stata scelta per seguire il percorso partecipativo legato alla definizione del Masterplan per la rigenerazione della ex Caserma Maria Plozner Mentil, a Paluzza, in Alta Carnia. Si tratta di strutturare e condurre le azioni immateriali del percorso: ascolto, interviste, questionari, laboratori partecipativi rivolti a cittadini, amministrazioni e stakeholder dell’alta valle del But.

Il progetto nasce in partnership con Corde Architetti Associati, lo studio incaricato di sviluppare la componente architettonica ed urbanistica del Masterplan, in un modello di lavoro che tiene insieme fin dall’inizio la progettazione fisica del sito e la costruzione sociale del suo significato. A Eubios è affidata la regia dell’intero percorso partecipativo: dalla mappatura degli stakeholder alla redazione del documento conclusivo che confluirà negli scenari del Masterplan.

È un incarico che si inserisce nella nostra esperienza di lavoro nelle aree interne, contesti dove spopolamento, distanza dai servizi e necessità di ripensare l’uso del patrimonio pubblico rendono il coinvolgimento della comunità non un passaggio accessorio, ma una condizione di riuscita del progetto. La valle del But, classificata dalla Strategia Nazionale Aree Interne come area periferica, è un caso di scuola in questo senso: qui la riqualificazione di 41.640 m² di ex caserma si intreccia direttamente con le strategie di tenuta demografica e di offerta di servizi dell’intera vallata.

Il lavoro si articola in una sequenza di azioni pensate per allargare progressivamente il cerchio dei partecipanti e la profondità del confronto. Si parte dalla mappatura degli stakeholder dei sei comuni della valle e da interviste semi-strutturate a testimoni privilegiati — amministratori, tecnici comunali, imprese, terzo settore — condotte con metodo dell’ascolto attivo per far emergere le visioni strategiche latenti prima ancora di aprire il confronto pubblico.

Il percorso si apre poi alla cittadinanza con un evento pubblico costruito attorno a un plastico interattivo della valle, secondo la metodologia del Planning for Real, e prosegue con un questionario diffuso online e in forma cartacea per raggiungere anche chi non partecipa ai momenti in presenza. Seguono tre workshop di visioning territoriali e, infine, un laboratorio di co-design on site, focalizzato specificamente sull’organizzazione spaziale e funzionale della caserma.

Ogni fase produce materiali destinati a diventare input tecnico per il Masterplan — dalla matrice degli stakeholder alle analisi SWOT degli scenari alternativi — fino al documento conclusivo del percorso partecipativo, che accompagnerà amministrazioni e progettisti nella redazione finale.

Il riuso di grandi complessi dismessi o sottoutilizzati, come le ex caserme, rappresenta oggi una delle leve più concrete per le aree interne: superfici e volumetrie già esistenti, spesso in posizione strategica rispetto al tessuto urbano, che possono ospitare funzioni che i piccoli comuni da soli non riuscirebbero a sostenere.

Il caso di Paluzza ha una specificità che rende il lavoro particolarmente interessante: la caserma non è pensata come intervento isolato, ma come Civic Center vallivo, un presidio capace di mettere in relazione i sei comuni della valle del But attorno a funzioni condivise, sperimentando servizi di comunità destinati al territorio vallivo. Il sito viene letto esplicitamente come “soglia” tra il paese e la valle, punto di connessione più che elemento isolato.

A questo si aggiunge il valore identitario del luogo: la presenza militare ha segnato per decenni la storia locale, e la sua trasformazione in spazio pubblico e civico è anche un modo per la comunità di riappropriarsi di quella memoria, reinterpretandola in chiave contemporanea.

Un Masterplan che nasce solo da un’analisi tecnica, per quanto accurata, rischia di restare un esercizio calato dall’alto, poco radicato nei bisogni reali e fragile nel momento dell’attuazione. Le azioni immateriali non sono quindi un capitolo preliminare da esaurire prima del “vero” progetto, ma un processo parallelo e integrato che alimenta costantemente le scelte tecniche e ne viene a sua volta alimentato — è questo l’impianto metodologico su cui il percorso di Paluzza è costruito, ed è il principio che guida il lavoro di Eubios in ogni contesto simile.

Tenere insieme interviste, strumenti quantitativi come il questionario, momenti pubblici partecipativi e laboratori tecnici di co-design permette di far dialogare registri diversi: il desiderio latente che emerge nel colloquio individuale, il dato statistico che restituisce una fotografia oggettiva, la proposta spaziale che nasce attorno a un tavolo di lavoro condiviso. È l’intreccio di questi livelli, e non uno solo di essi, a rendere uno scenario progettuale davvero rappresentativo di una comunità.

È questa la competenza che portiamo in progetti di rigenerazione di patrimoni pubblici e aree interne: la capacità di trasformare l’ascolto in materiale progettuale tracciabile, restituendo alle amministrazioni e ai team tecnici indicazioni solide su cui costruire scelte sostenibili nel tempo.

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